Una strage silenziosa: la caccia spietata alle tigri

La tigre ha da sempre ispirato l’immaginario collettivo quale simbolo di coraggio, forza, audacia e passione: ma, oggi, è ancora a rischio estinzione.

E’ uno dei simboli dello zodiaco cinese; dall’epoca imperiale rappresenta regalità, vittoria e, assieme ai miti del dragone e dell’unicorno, è utilizzata come insegna di Stato ed emblema dell’esercito. Ma ad oggi, in tutta l’Asia, se ne possono contare poco più di tremila esemplari, minacciati dalla criminalità organizzata locale, che lucra in modo spropositato sulla vendita di organi e pelli, e dall’avanzata delle città, che minaccia continuamente il loro habitat naturale.

Il bracconaggio, in India come in Cina, già da più di un ventennio ha causato la morte di un numero incalcolabile di esemplari, e l’omicidio di guardie forestali coraggiose che da sempre cercano di proteggere un patrimonio faunistico mondiale. L’Interpol aveva denunciato il dramma alla fine degli anni ’70 a causa della nascita di una “mafia”, che in India chiamano “Katha”, specializzata nel traffico di droga, armi e animali, con una manodopera specializzata nella lavorazione e nella vendita di pelle e ossa di tigri e di rinoceronti. In virtù di questa minaccia nacque il “Progetto Tigre” grazie all’impegno di Indira Gandhi.

Giampaolo Visetti, dalle pagine del sito di Repubblica, riporta che «nell’ultimo Anno della Tigre, in Cina, un giornale di Shanghai ha scritto: «Questo capodanno più che una festa rischia di essere un funerale.» Il Wwf cinese, rappresentato da Zhu Chunquan, direttore per la tutela della biodiversità, è chiaro: entro trent’anni la tigre rischia di restare davvero solo un segno dello zodiaco, e «l’ultima tigre allo stato brado potrebbe morire prima del 2040». In Cina sopravvivono «non più di 50 esemplari selvatici; al confine tra Cina e Russia, vagherebbero ancora una ventina di tigri siberiane, le più grandi, spesso bianche; nel centro-ovest del Paese, sotto il Tibet, sopravvivono circa 20 tigri del Bengala, provenienti dall’India; nello Yunnan, regione ancora ricca di boschi, sono stati registrati dieci esemplari indocinesi, ormai isolati; nel meridione cinese si sono purtroppo estinte.»
Nello specifico, nel sito del WWF (dati del 2011), sono ben evidenziate le differenze delle sottospecie di Panthera tigris superstiti: la tigre indiana conta non più di 1800 esemplari che vivono in libertà per i quali il WWF, aderendo al “Progetto Tigre”, collabora in 23 riserve, nuove o già esistenti, presenti oggi in India, in Bangladesh e in Nepal; la tigre siberiana o tigre dell’Amur (Panthera tigris altaica) è il felino più grande del mondo, con la sua lunghezza di 3 metri e 15 centimetri, coda compresa, e se contano 450 circa, considerando tutta la Russia, dove il WWF sta lavorando per la loro conservazione; 300 individui di tigre indo-cinese (Panthera tigris corbetti) sono presenti in Tailandia, in Birmania, in Vietnam e in Cambogia; non più di 400 sono le tigri di Sumatra (Panthera tigris sumatrae) che vivono allo stato libero; infine, la tigre Malese (Panthera tigris jacksoni) vive nella penisola malacca e conta circa 500 individui in natura. Purtroppo alcuni Paesi, sia per un fatto tradizionale che per la presenza di Cinesi, alimentano il mercato con la richiesta di “farmaci” che vengono ottenuti dalle tigri: Giappone, Singapore, Corea del Sud e Stati Uniti (per le numerose comunità cinesi). Sono da sempre attribuiti a ossa e denti del felino poteri antidolorifici e antireumatici, nonché afrodisiaci per una buona attività sessuale.

E pensare che basterebbe poco per “ripopolare” le terre delle tigri: in soli 110 giorni di gestazione la femmina partorisce tra i 3 e i 5 piccoli, e dopo venti mesi è già pronta per un altro parto. Purtroppo però al mercato nero, una madre con cuccioli può valere più di diecimila dollari. Le politiche dei governi, unitariamente ad enti internazionali quali il WWF, stanno cercando di coinvolgere le popolazioni di agricoltori e allevatori locali, un tempo acerrimi nemici delle tigri che razziavano i greggi, fornendo loro anche un’occasione di lavoro.

La scheda del WWF

Nome scientifico: Panthera tigris
Inglese: Tiger
Classificazione Red Data Book IUCN: EN-Endangered (minacciata)
Distribuzione originaria: Fino alla fine del 1800 la specie era diffusa dalla Turchia orientale, attraverso l’Asia fino al Mare di Orkholtsk, a sud attraverso il subcontinente indiano e l’Indocina fino a Sumatra, Giava e Bali.
Distribuzione attuale: Indocina, Indonesia (Sumatra), Asia continentale orientale, India: complessivamente non più di 3200 animali.

 

Bibliografia:

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