Sant’Antonio Abate, protettore degli animali domestici

Il 17 gennaio la Chiesa Cattolica ricorda il Santo anacoreta egiziano vissuto tra il III e il IV secolo.

Lo riconoscerete nelle opere artistiche in cui è raffigurato per la presenza del bastone pastorale, della campana, della Croce a T (Tau), da tentazioni… e del maiale. Caso più unico e che raro, ma una curiosità che si scorge tra le pieghe della storia e della devozione popolare. Antonio, dopo essere rimasto orfano dei suoi genitori, volle abbracciare fedelmente i precetti evangelici: distribuì così tutti i suoi beni ai poveri e si ritirò nel deserto della Tebaide, in Egitto, iniziando una dura vita di meditazione e preghiera. Pur in eremitaggio, non tralasciò l’aiuto verso i fratelli e la Chiesa, sopratutto nei periodi travagliati delle persecuzioni (scatenato dall’imperatore Diocleziano) e della lotta all’eresia ariana. Noto per i suoi miracoli già in vita, ebbe molti discepoli, ed oggi è conosciuto come uno dei padri del monachesimo.

Gli animali

Essere riconsociuto come protettore degli animali domestici deriva dalla concessione papale agli Antoniani di allevare maiali per uso proprio e a spese della comunità, permettendo così ai porcellini di circolare liberamente fra cortili e strade senza che alcuno li toccasse. E, secondo una credenza popolare:

Nel 561 fu scoperto il suo sepolcro e le reliquie cominciarono un lungo viaggiare nel tempo, da Alessandria a Costantinopoli, fino in Francia nell’XI secolo a Motte-Saint-Didier, dove fu costruita una chiesa in suo onore. In questa chiesa a venerarne le reliquie, affluivano folle di malati, soprattutto di ergotismo canceroso, causato dall’avvelenamento di un fungo presente nella segala, usata per fare il pane.


Alberto Chiara (http://www.famigliacristiana.it/articolo/sant-antonio-abate-l-eremita-del-fuoco-.aspx)

Il loro grasso (dei maiali) veniva usato per curare l’ergotismo, che venne chiamato “il male di s. Antonio” e poi “fuoco di s. Antonio” (Ignis sacer in antichità, scientificamente Herpes Zoster). Per questo motivo, nella religiosità popolare, il maiale cominciò ad essere associato al grande eremita egiziano, poi considerato il santo patrono dei maiali e per estensione di tutti gli animali domestici e della stalla. Sempre per questa ragione, è invocato contro le malattie della pelle in genere. (…) Una leggenda popolare, che collega i suoi attributi iconografici, narra che sant’Antonio si recò all’inferno, per contendere l’anima di alcuni morti al diavolo. Mentre il suo maialino, sgattaiolato dentro, creava scompiglio fra i demoni, lui accese col fuoco infernale il suo bastone a forma di “tau” e lo portò fuori insieme al maialino recuperato: donò il fuoco all’umanità, accendendo una catasta di legna.


Antonio Borrelli (http://www.santiebeati.it/dettaglio/22300)

Oggi, in molte parrocchie, vengono benedetti proprio gli animali domestici.

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