Lo stile di Raffaello

Una vita breve ma molto intensa, costellata di opere eccezionali, meraviglie dell’arte rinascimentale al centro di una mostra organizzata alle Scuderie del Quirinale, a Roma, in occasione del cinquecentenario della morte. Nella Città eterna, in cui il pittore operò a lungo, le sue spoglie mortali riposano all’interno del Pantheon. Ne abbiamo scritto sul numero 29 della nostra rivista Omnibus.

“Il pittore ha l’obbligo di fare le cose non come le fa la natura, ma come ella le dovrebbe fare.”

di Fabio Figara

“Quanto largo e benigno si dimostri talora il cielo nell’accumulare in una persona sola l’infinite ricchezze de’ suoi tesori e tutte quelle grazie e’ più rari doni che in lungo spazio di tempo suol comparire fra molti individui, chiaramente poté vedersi nel non meno eccellente che grazioso Raffael Sanzio da Urbino”: a scrivere questo elogio del pittore urbinate è il noto artista e storiografo aretino Giorgio Vasari nel 1568, nell’incipit della parte biografica a lui dedicata nella sua opera Vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architettori.

Raffaello nacque a Urbino il 6 aprile 1483 dal pittore Giovanni Santi e da Magia di Battista di Piero Ciarla. Proprio dal padre ricevette la prima educazione artistica, percorso che approfondì successivamente operando tra la sua città natale, città umbre (in particolare in Città di Castello con una Crocifissione del 1503 e il ben noto Sposalizio della Vergine del 1504, in cui si firma RAPHAEL URBINAS) e toscane (una prima collaborazione col Pinturicchio lo vede impegnato nelle decorazioni della Biblioteca Piccolomini di Siena), tra cui, in particolare, a Firenze, dove approfondisce il tema della Madona con il Bambino, pur tornando varie volte a Perugia e ad Urbino (è del 1505, ad esempio il dittico, dipinto per i Montefeltro, con San Giorgio e il drago e San Michele Arcangelo). Pare sia degli inizi del ‘500 il primo viaggio a Roma, per poi ritornarvi definitivamente – salvo alcuni brevi viaggi a Firenze e a Bologna – dal 1508. Nella Città eterna entrò a far parte del gruppo degli artisti a cui il Papa Giulio II aveva commissionato le decorazioni dell’ala nord dei palazzi Vaticani. A Raffaello fu affidata la “Stanza della Segnatura” – nello stesso periodo in cui Michelangelo lavorava per la volta della Cappella Sistina – punto di esordio romano dell’artista, e la “Stanza di Eliodoro”. La prima struttura prende il nome dal più alto tribunale della Santa Sede, la “Segnatura Gratiae et Iustitiae”, presieduto dal Pontefice. Inizialmente la stanza fu adibita da Giulio II (pontefice dal 1503 al 1513) a biblioteca e studio privato: secondo una predisposizione precisa, le opere contenute in essa tendono a rappresentare le tre massime categorie dello spirito umano: il Vero, il Bene e il Bello. La prima, il Vero, è illustrata nella Disputa del SS. Sacramento (Vero soprannaturale o la teologia) e nella Scuola di Atene (Vero razionale o la filosofia); la seconda, il Bene, vede la sua raffigurazione nelle Virtù Cardinali, nelle Virtù Teologali e nella Legge mentre la terza, il Bello, nel Parnaso con Apollo e le Muse. La volta è ricca di affreschi raffiguranti allegorie della Teologia, della Filosofia, della Giustizia e della Poesia. Sotto Leone X (pontefice dal 1513 al 1521) l’ambiente fu adibito a studiolo e stanza da musica, nella quale il pontefice custodiva anche la sua collezione di strumenti musicali.

Nel frattempo, a seguito della scoperta della statua del Laocoonte, nel 1510 Vasari riporta che Raffaello divenne arbitro di una gara tra scultori per l’esecuzione di una copia in bronzo della stessa e, successivamente, progettò probabilmente la cappella Chigi in S. Maria del Popolo a Roma. Il 1° novembre del 1513 venne affiancato a Bramante nei lavori della Fabbrica di S. Pietro, a cui subentrò l’anno successivo come magister operis a causa della morte di quest’ultimo. Continuò la sua fervente attività artistica: oltre che per i Papi, riuscì comunque a lavorare per committenti illustri, tra cui Agostino Chigi, e a realizzare numerose pale d’altare, ritratti e progetti architettonici per palazzi e residenze nobiliari. Purtroppo, a causa di una malattia grave, il 6 aprile 1520 morì a Roma, a trentasette anni, lasciando all’Italia e al mondo intero un’eredità immane. Sempre il Vasari riporta che la sua ultima opera, la Trasfigurazione di Cristo, venne esposta insieme al suo corpo, facendo «scoppiare l’anima di dolore a ognuno che quivi guardava». Considerato il più grande pittore del suo tempo, la città parve fermarsi nella commozione e nel rimpianto, mentre la notizia della scomparsa si diffondeva con incredibile rapidità in tutte le corti europee che ben conoscevano il suo talento. S’interrompeva non solo un percorso artistico senza precedenti, ma anche l’ambizioso progetto di ricostruzione grafica della Roma antica, commissionato dal pontefice, che avrebbe riscattato dopo secoli di oblio e rovina la grandezza e la nobiltà della capitale dei Cesari, affermando inoltre una nuova idea di tutela. Sepolto secondo le sue ultime volontà nel Pantheon, simbolo della continuità fra diverse tradizioni di culto, forse l’esempio più emblematico dell’architettura classica, Raffaello divenne immediatamente oggetto di un processo di divinizzazione, mai veramente interrotto, che ci consegna oggi la perfezione e l’armonia della sua arte.

Dopo cinquecento anni la mostra, organizzata nei locali delle Scuderie del Quirinale, racconta la sua storia e insieme quella di tutta la cultura figurativa occidentale che l’ha considerato un vero e proprio modello, ed è articolata secondo un’idea originale, proponendo un percorso che ripercorre a ritroso l’avventura creativa di Raffaello, da Roma a Firenze, da Firenze all’Umbria, fino alla nativa Urbino. Un flash-back che consente di ripensare il percorso biografico partendo dalla sua massima espansione creativa negli anni di Leone X, apprezzando la prefigurazione di quel linguaggio classico che solo a Roma, assimilata nel profondo la lezione dell’antico, si sviluppò con una pienezza che non ha precedenti nella storia dell’arte. «L’arte di Raffaello, la luce dei suoi dipinti, i colori delle sue opere sono parte integrante del patrimonio dell’umanità – ha spiegato Dario Franceschini, Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, all’inaugurazione della mostra – così come lo sono l’opera di Leonardo da Vinci e i versi di Dante Alighieri. È per questo motivo che le istituzioni si sono mosse per tempo nell’organizzare le celebrazioni di questi tre giganti della cultura mondiale, coincidenti nella scansione del triennio 2019, 2020 e 2021, segnando un cambio di passo decisivo. Con la legge istitutiva dei tre comitati nazionali del 2017, l’Italia ha scelto di prepararsi a queste ricorrenze, con la giusta programmazione che richiedono simili eventi, e di superare la consuetudine all’immediatezza che non permetteva un pensiero lungo e una visione.»

Un artista eccezionale, un maestro che ha vissuto per l’amore verso ogni forma d’arte, verso la bellezza, la natura, le proprie donne, nei confronti di tutto ciò che lo circondava. «Pochi sono gli scritti che ci ha lasciato Raffaello e senz’altro – ha spiegato Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze – il più interessante, redatto con il supporto letterario dell’amico Baldassarre Castiglione, è la famosa Lettera a Leone X. Essa ci parla di conservazione, restauro, rispetto del patrimonio, responsabilità nell’assicurare al futuro quel passato che, per artisti come lui, era tutt’uno con il presente; ma ci parla anche di pace. Se volessimo esprimere le ragioni per le quali i due curatori della mostra, Marzia Faietti e Matteo Lafranconi – accompagnati da uno stuolo di studiosi, specialisti nei vari settori, coordinati da un comitato scientifico internazionale presieduto da Sylvia Ferino-Pagden –, hanno abbracciato con entusiasmo questo progetto, certamente non facile e non privo di incognite, dovremmo dapprima indicare la consapevolezza che Raffaello è ancora oggi, per le giovani generazioni (e non solo per loro), un maestro impeccabile di professionalità e di dedizione per il proprio lavoro.»

Due volti… Un solo amore? La “Fornarina” a confronto con la “Velata”

Vasari narra di una donna «la quale Raffaello amò sino alla morte» e della quale «fece un ritratto bellissimo, che pareva viva viva (…)». È piuttosto complesso definire l’identità di questa giovane donna, la “Velata”, abbigliata con eleganza, dalla veste in seta marezzata bianca con rifiniture oro. Una tradizione letteraria sviluppatasi nei secoli vorrebbe riconoscerla come la stessa “Fornarina”, cioè Margherita, figlia del senese Francesco Luti, popolana per cui Raffaello nutriva una forte passione. Fornarina” potrebbe intendersi, rispolverando una concezione settecentesca, come “amante”, ma è più avvalorata l’ipotesi di “figlia di un fornaio” della contrada romana di S. Dorotea, ovvero Francesco Luti. Molti biografi del pittore la indicano come la donna che avrebbe portato Raffaello ai suoi noti eccessi amorosi, atteggiamenti che avrebbero causato la sua morte precoce. Dopo una lunga disputa sull’autenticità dell’opera per mano di Raffaello (nonostante la firma sul bracciale posto intorno al braccio sinistro si era pensato ad uno dei suoi più importanti allievi, Giulio Romano), e indagini diagnostiche, si è attribuita con certezza l’opera al maestro urbinate. Forse solo il volto risente di alcuni interventi del Romano, ma la critica non è concorde.

Omnibus 29

Consigli di lettura

La Storia dell’Arte, vol. 9: il Rinascimento, collana a cura di Stefano Zuffi, 2006, Mondadori Electa S.p.A., Milano, Edizione speciale per La Repubblica;

 

Gregori Mina, Raffaello a Firenze. Dipinti e disegni delle collezioni fiorentine, Electa, Milano, 1984

 

AA. VV. Raffaello. I classici dell’Arte, 2003, RCS Quotidiani S.p.A.- Rizzoli-Skira, Milano.

 

Cherchi Antonello, Dalla morte alla celebrità: mostra a ritroso per celebrare il genio di Raffaello, https://www.ilsole24ore.com/art/dalla-morte-celebrita-mostra-ritroso-celebrare-genio-raffaello-ACl9ScLB?fromSearch

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi