L’arte di Modigliani

Oltre 100.000 visitatori per la mostra organizzata dal Comune di Livorno insieme all’Institut Restellini di Parigi in occasione del centenario della scomparsa di Amedeo Modigliani

 di Fabio Figara e Gaia Nannicini

“Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni” Amedeo Modigliani

 

Bambina in azzurro (Fillette en bleu)  Olio su tela, cm 116 x 73, 1918 Collezione privata
Foto di David Mark da Pixabay

È stata l’opera scelta come simbolo per la mostra dedicata all’artista livornese nella sua città natale, “Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Capolavori delle collezioni Netter e Alexandre”, tenutasi nelle sale del Museo Città di Livorno, in Piazza del Luogo Pio, tra il 07 novembre 2019 e il 17 febbraio 2020: la Bambina in azzurro (pagina precedente), appartenente al periodo artistico finale di Modigliani, in cui i bambini, divenuti tra i soggetti preferiti dall’artista, erano rappresentati singolarmente o in coppia, seduti o in piedi. Ebbene, questa bambina, ignota, ha una peculiarità: è l’unica figura intera dipinta da Modigliani – chiamato amorevolmente Dedo dai suoi concittadini – con un tratto «sottile, essenziale, quasi inciso» in cui l’autore «circoscrive i lineamenti fini e le mani della bambina», tutto progettato in un «sottile gioco cromatico» tra l’azzurro della scena che si fonde con il nero della capigliatura e degli stivaletti. Dal volto «emergono le punte di spillo delle pupille ipnotiche e la piccola bocca rossa in mezzo all’azzurro variato dai toni lilla del fondo» (Francesca Marini). E questo è il tratto finale di una vita travagliata, sia per motivi di salute, che per le condizioni sempre al limite della povertà, soprattutto nel lungo periodo parigino. Una vita che lo ha reso, erroneamente, il «pittore che ha più etichette appiccicate addosso, da artista maledetto a bohémien senza un soldo, dedito solo all’assenzio e alle droghe, dal pittore dei colli lunghi a quello dei ritratti dagli occhi senza pupille», quando invece dalla sua arte fuoriesce una genialità che lo rende originale rispetto al quadro storico in cui è vissuto, con uno «stile particolarissimo» e un «modo di dipingere all’apparenza facile, ma foriero di una cultura fortissimamente italiana, con masse di colore e righe di contorno mediate dai secoli precedenti» (Alessandra Artale).

 

Vita e opere 

*Di unknown (Paul Guillaume?) – Institut Modigliani-Archives légales, Paris-Livourne, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4043252

 Amedeo Modigliani (nella foto, in alto, nel suo studio di Parigi*) nacque a Livorno il 12 luglio del 1884, in via Roma 38 (oggi è un museo d’arte), ultimo di quattro figli, da padre Flaminio, agente di commercio (la cui impresa fallì proprio nel periodo in cui nacque Dedo), discendente di una ricca famiglia ebrea sefardita, e da Eugenia Garsin, anche lei di famiglia ebraica, un ramo trapiantato a Livorno; sin dalla fanciullezza soffrì di numerose patologie che trascinerà lungo tutta la sua vita, malattie come la pleurite, il tifo con complicazioni polmonari e la tubercolosi. Un giovane colto, cresciuto nella cultura italiana, che amò profondamente grazie anche ai numerosi viaggi compiuti con la famiglia lungo tutto lo stivale e, una volta cresciuto, per personale curiosità e conoscenza. A Livorno, dopo gli studi presso il Ginnasio Liceo Classico Niccolini e Guerrazzi, iniziò il proprio percorso artistico nello studio del pittore Guglielmo Micheli, allievo di Giovanni Fattori, da cui usciranno moltissimi artisti post-macchiaioli. La madre appuntò nel suo diario, parlando della passione del figlio per la pittura: «(…) ne fa tutto il giorno e tutti i giorni con un ardore sostenuto che mi stupisce e mi incanta […] Io non me ne intendo ma mi sembra che per aver studiato solo tre o quattro mesi non dipinga troppo male e disegna benissimo…» (1899). Frequentò addirittura l’atelier stesso del Fattori, ormai anziano, e la “Scuola libera di nudo” di Firenze e di Venezia. Fondamentale per la sua maturazione artistica fu il trasferimento a Parigi nell’inverno del 1906, a Montmartre: qui fu a contatto con i gruppi d’avanguardia (soprattutto con i fauves), dove conobbe l’arte di Pablo Picasso, lo stile di Henri de Toulouse-Lautrec e di Paul Cézanne. La ricerca continua di nuove espressioni artistiche, l’esplorazione della figura umana, tema fondamentale della pittura di Modigliani, e il fascino dell’arte africana, portarono l’artista verso nuove frontiere dell’arte, così come rispecchiano le sue numerose opere. Nel 1907 conobbe il medico Paul Alexandre, che divenne un suo estimatore nonché collezionista delle sue opere. L’anno successivo espose sei opere al “Salon des Indépendants”, tra cui spiccavano L’ebrea e il Busto di donna nuda. Dopo un breve rientro a Livorno, nel 1910, sono frutto del suo ingegno il Violoncellista, Il mendicante di Livorno e La mendicante. Rientrato a Parigi, espose nuovamente agli “Indépendants”. In quel periodo iniziò ad emergere la sua personalità artistica, che vide Modigliani affacciarsi alla scultura, sua altra grande passione oltre ovviamente alla pittura. Nel 1912 espose al “X Salon d’Automne” otto sculture in pietra, teste allungate dalla bellezza angolosa e secca, che dimostrano il suo grande interesse per l’arte africana e arcaica. Circa sessanta disegni preparatori di opere monumentali mostrano questo suo grande interesse. Notevoli le teste “allungate”, come la scultura in pietra calcarea del 1911/12, conservata alla Tate Gallery di Londra; queste opere possono essere suddivise in tre diversi momenti artistici, in base al tipo di volumetria, al tratto per la creazione dei volti e ad altre peculiarità, che vanno definendosi nel tempo. Le teste hanno una dimensione costante di circa 60 centimetri.  Modigliani si concentrò inoltre anche sulle Cariatidi, figure dalle fattezze femminili tratte dall’architettura classica greca. Purtroppo, a causa delle precarie condizioni di salute – che si aggravarono con la lavorazione delle pietre e con l’uso di assenzio – Modigliani dovette presto abbandonare la scultura e dedicarsi solo alla pittura.

Dal 1913, lasciata la scultura, Modigliani si dedicò esclusivamente alla pittura, dipingendo ritratti e nudi. Gli anni successivi furono piuttosto travagliati: la Grande  Guerra portò la morte in tutta Europa, e oltre. Ma sono anche gli anni in cui l’artista livornese effettua nuove sperimentazioni artistiche, e conobbe molte donne che saranno importantissime nella sua vita, e che ritrarrà nelle sue opere. Nel 1917, infatti, dopo aver conosciuto Léopold Zborowski, poeta polacco e mercante d’arte, iniziò a ritrarre dei nudi, che rimarranno celebri nella storia dell’arte. La sua prima mostra personale avvenne nel dicembre 1917 presso la Galleria Weil, ma i suoi quadri (tra i quali Nudo con collana di corallo, Nudo rosso o Nudo sdraiato a braccia aperte) furono giudicati indecenti, contro il pubblico pudore, e di conseguenza fu ordinata la chiusura dell’esposizione. Conobbe poi Jeanne Hébuterne, l’ultimo grande amore della sua vita, da cui avrà anche una figlia, con la quale, nel 1918, si trasferì in Costa Azzurra con gli Zborowski. Parigi era scossa dai bombardamenti. Per Modigliani fu l’anno in cui sperimentò nuovi ritratti, usando come soggetto anche molti bambini, in contemporanea all’aggravarsi dello stato tubercolotico che lo portò alla morte, due anni dopo, nell’ospedale della Charité di Parigi. Il giorno successivo alla sua morte, la stessa Jeanne si suicidò. È la fine di una breve vita tormentata, vissuta in gran parte in miseria ma totalmente dedicata all’arte, seguendo il motto “il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni”. Le sue opere, vendute per pochi soldi sotto l’assillo del bisogno, raggiunsero, dopo la sua morte, prezzi altissimi e furono molto ricercate da gallerie pubbliche e da collezionisti di Europa e d’America.

Ritratto di Jeanne Hébuterne
olio su tela, 1918, Parigi, collezione privata
Par Amedeo Modigliani — The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (DVD-ROM), distributed by DIRECTMEDIA Publishing GmbH. ISBN : 3936122202., Domaine public, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=155768

La burla delle false teste

È stato uno scherzo, di cattivo gusto, che ha fatto “scuola” nel mondo dell’arte e della ricerca storica e archeologica, le cui conseguenze, sfuggite di mano anche ai suoi ideatori, hanno avuto risvolti importanti non solo per la vita professionale di singoli esperti, ma anche per la città di Livorno, con una risonanza che ha superato, negli anni, i confini della nostra penisola. Una burla che inizia approfittando di una leggenda, secondo cui Modigliani avrebbe gettato nel Fosso mediceo tre teste in pietra serena nel lontano 1909. Più di settant’anni dopo, nel 1984, al Museo progressivo di Arte Contemporanea di Villa Maria fu organizzata una mostra: “Modigliani, gli anni della scultura”, con la presenza di sole quattro opere dell’autore. Purtroppo la mostra non ebbe il ritorno sperato, e si pensò al modo di risollevare le sorti dell’evento. I curatori, i fratelli Durbé, chiesero la possibilità di far dragare il Fosso mediceo, nella speranza di trovare queste prime leggendarie teste del maestro, e dare nuovo lustro all’iniziativa. Dopo lunghe e disperate ricerche, emersero miracolosamente dalle acque torbide due sculture in granito. Giornalisti e storici dell’arte si precipitarono per verificare: molti erano convinti dell’autenticità delle opere. Tutti tranne Carlo Pepi, critico d’arte e fondatore della Casa Natale Modigliani che, insieme a Federico Zeri e alla figlia del pittore livornese, Jeanne Modigliani, gridarono contro i falsi, un vero e proprio scandalo. Ma in diretta nazionale, tre studenti universitari, Pietro Luridiana, Pierfrancesco Ferrucci e Michele Ghelarducci dimostrarono  che erano stati loro, con un semplice trapano elettrico, a modellare le teste della leggenda…

Modigliani, Pablo Picasso e André Salmon, 1916
By Amedeo Modigliani (1884–1920) – Modigliani Institut Archives Légales, Paris-Rome http://www.museothyssen.org/thyssen/exposiciones/WebExposiciones/2008/modigliani/fundacion/fundacion9_ing.html, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4766641

La mostra del centenario

Amedeo Modigliani, Dedo, torna nella sua Livorno.
Avrebbe voluto farlo in quel lontano 1920 in cui la vita lo ha lasciato.

Lo aveva detto agli amici pittori, a Parigi in molti sapevano.

Ma la sorte ha avuto altre mire.
A 100 anni dalla morte siamo riusciti a far tornare l’anima di Dedo a Livorno, con le sue opere più belle, che per quattro mesi troveranno dimora nel Museo della Città”

 

Luca Salvetti
Sindaco di Livorno

 

“Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Capolavori delle collezioni Netter e Alexandre”, curata da Marc Restellini, ha avuto un importante riscontro di pubblico (pur non mancando alcune critiche di esperti del settore come Marilena Pirrelli dalle pagine de IlSole24ore*), con l’esposizione di 26 opere del maestro livornese, oltre a più di un centinaio di altri capolavori dell’ “Ecole de Paris”, appartenuti a due collezionisti che hanno accompagnato e sostenuto “Dedo” nella sua vita artistica e non solo. Jonas Netter è stato un geniale collezionista, che ha raccolto molti e importanti capolavori dell’artista livornese, ma anche alcune delle opere più significative dell’ “Ecole de Paris”: in particolare, di Modigliani, sono state esposte 14 opere, tra cui il ritratto Fillette en Bleu del 1918, il ritratto di Chaïm Soutine del 1916, il ritratto Elvire au col blanc (Elvire à la collerette) dipinto tra il ’18 e il ’19, e il ritratto Jeune fille rousse (Jeanne Hébuterne) del 1919. Il dottor Paul Alexandre, come abbiamo visto, lo ha sostenuto sin dal suo arrivo a Parigi, aiutandolo anche nel progetto scultoreo delle Cariatidi, oltre che durante i suoi rientri a Livorno nel 1909 e nel 1913. Dalla sua collezione di 12 disegni è stato possibile ammirare alcune Cariatidi tra i quali la Cariatide (bleue) del 1913. Provenienti sempre dalla collezione Netter, nell’esposizione è stato possibile ammirare alcuni dipinti di Chaïm Soutine, come L’Escalier rouge à CagnesLa FolleL’Homme au chapeau e Autoportrait au rideau, eseguite dal 1917 al 1920, di Maurice Utrillo come Place de l’église à MontmagnyRue Marcadet à ParisPaysage de Corse, di Suzanne Valadon come le Trois nus à la campagne, e di molti altri autori.

 

Consigli di lettura:

Alessandra Artale, Modìgliani spiegato a tutti, prima edizione, Editoriale Programma Srl, Treviso, gennaio 2020 (e bibliografia segnalata in appendice); Francesca Marini, Leone Piccioni, Modigliani, collana “I classici dell’arte”, edizione speciale per Il Corriere della Sera, RCS Libri Spa, Milano 2004 (e bibliografia segnalata in appendice); Marc Restellini,  G. Bastianelli (Traduttore), Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Capolavori delle collezioni Netter e Alexandre, edizioni Sillabe, Livorno 2019; Casa natale Modigliani, sito https://casanatalemodigliani.it; Modigliani, Amedeo, su Enciclopedia Treccani on-line http://www.treccani.it/enciclopedia/amedeo-modigliani; Chaïm Soutine, su Enciclopedia Treccani on-line  http://www.treccani.it/enciclopedia/chaim-soutine.

(Tratto da Omnibus 28)

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