La Giornata Mondiale degli Oceani

Un’importante ricorrenza che si celebra l’8 giugno di ogni anno, il #WorldOceansDay, la giornata internazionale degli oceani, giorno dell’Anniversario della Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro. Un’occasione per riflettere sull’attuale situazione del mare e la possibilità di tutelarlo in modo sostenibile. Per l’occasione abbiamo ripreso un articolo tratto dalla rivista Omnibus del 2016, riguardante proprio il problema dell’inquinamento marino.

(tratto da Omnibus 16 Anno VI, numero 16, Quadrimestrale, Febbraio 2016)

In difesa dei nostri mari

Inquinamento e sfruttamento delle risorse ittiche stanno distruggendo i nostri oceani. Servono al più presto degli interventi per prevenire
disastri irrimediabili.

Spazzatura, pesca eccessiva, sterminio di specie marine, riscaldamento globale, trivellazioni (per le quali gli Italiani dovranno scegliere nel referendum del 17 aprile prossimo) inquinano i nostri mari e distruggono la flora e la fauna. Una serie di campagne, studi e ricerche, mettono l’Umanità intera in guardia dal perpetrare questo scempio, una strage che non potrà fare a meno di rivoltarsi – come sta accadendo – contro lo stesso genere umano. Abbiamo fatto un punto della situazione con i referenti di Greenpeace Italia e di Sea Sheperd Italia Onlus, evidenziando studi, ricerche ed operazioni per la tutela marina.

Oceani di spazzatura

“I nostri mari, così come i nostri fiumi e il pesce che mangiamo, sono ricchi di frammenti di microplastica.”

È una sorta di gigantesca “isola”, un accumulo di rifiuti che, per il gioco delle correnti, ha formato un altro “continente” nell’Oceano Pacifico: è il Pacific Trash Vortex o Great Pacific Garbage Patch, un’enorme discarica che ha iniziato a formarsi negli anni ’50 del secolo scorso e che, ad oggi, ha superato i duemila chilometri di diametro e decine di metri di profondità, composta da circa il 60% di pezzi di plastica, ma anche di gomma e alluminio, frutto dei movimenti delle correnti del Pacifico Settentrionale, la North Pacific Subtropical Gyre. Questi scarti del consumo e della produzione mondiale – soprattutto dei Paesi industrializzati – e delle navi, oltre a galleggiare in cumuli in una o più aree del mare, in parte cade depositandosi sui fondali, danneggiando la flora e la fauna marina. In questo modo è inevitabile che finisca anche sulle nostre tavole. E senza conside-rare l’inquinamento che genera sulle nostre spiagge Ciò che scartiamo, quanto inquiniamo, la Natura che non rispettiamo, ritorna a noi come un boomerang.
Ma questo problema non riguarda soltanto gli Usa: altre “isole” o punti destinati a divenire tali sono presenti in altre zone del mare.
«La contaminazione da plastica e microplastica è una delle emergenze più grandi del nostro tempo e, purtroppo, lungi dall’essere risolta – spiega Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia – per ave-re un’idea della portata del problema, i risultati di ricerche recenti indicano come nel 2050 gli oceani saranno più ricchi di plastica che di pesci.»

Ad esempio, il dossier “The New Plastic Economy. Re-thinking the future of plastics”, a cura della Ellen Macarthur Foundation, presenta dati e statistiche di un fenomeno che, nell’arco di pochissimi anni, è accresciuto senza controllo da parte della Comunità Internazionale: negli ultimi cinquant’anni la produzione di plastiche è passata dai 15 milioni di tonnellate del 1964 ai 311 del 2014, e si rischia di raddoppiare ulteriormente nei successivi 20 anni.
«Le isole di plastica presenti negli oceani rappresentano solo la parte più visibile del problema. Queste si formano in presenza di forti correnti circolari o vortici, tipici degli oceani, e attualmente si contano 5 grandi isole. Il problema è stato portato alla luce per la prima volta nel corso del pro-getto Kaisei, visionabile dal sito internet projectkaisei.org. Nel Mediterraneo, a causa della forza delle correnti, non paragonabili a quelle degli oceani, e in virtù del fatto che il nostro mare può essere considerato semi-chiuso, non esisto-no delle vere e proprie isole. Tuttavia sono presenti delle zone di accumulo preferenziali, come dimostra l’immagine relativa alle acque superficiali (v. sotto). I nostri mari, così come i nostri fiumi e il pesce che mangiamo, sono ricchi di frammenti di microplastica. Addirittura è comune tro-varne anche nel sale da cucina presente sulle nostre tavole. Questi frammenti contengono una grossa quantità di com-posti inquinanti che poi vengono rilasciati nel corpo umano quando entrano in contatto con le sostanze acide presenti nell’intestino.»
Secondo le stime di Legambiente (bilancio della missione di Goletta Verde nel 2015), abbiamo un punto inquinato ogni 62 chilometri di costa, con decine di infrazioni accertate. Possiamo prevenire e operare contro l’inquinamento soltanto attraverso una sana politica ambientale che affronti i problemi sia dal punto di vista dell’applicazione (con certezza della pena!) delle leggi, sia il problema socio-culturale, che riguarda la sfera della sensibilità comune e della legalità. Negli ultimi anni, in Italia sono infatti questi i dati emersi dagli studi: la Puglia registra più di tremila in-frazioni accertate, la Sicilia più di 2mila, cifra a cui si avvi-cina anche la Campania. La Calabria segue con poco più di mille. La Campania risulta invece prima per quanto riguarda l’elenco delle infrazioni rilevate per chilometro di costa, seguita dalla Puglia, dal Molise, dalla Liguria e dalle Mar-che. Un vero e proprio scempio al quale dobbiamo cercare di porre rimedio prima possibile.

“Se gli oceani muoiono, moriamo anche noi”

Costituita nel 1977, Sea Shepherd è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro la cui missione è fermare la distruzione dell’habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani del mondo intero al fine di conservare e proteggere l’ecosistema e le differenti specie.

Sea Shepherd pratica la tattica dell’azione diretta per investigare, docu-mentare, agire, mostrare al mondo e impedire le attività illegali in alto mare. Salvaguardando la delicata biodiversità degli ecosistemi oceanici, Sea Shepherd opera per assicurarne la sopravvivenza per le generazioni future. Il Capitano Paul Watson, fondatore dell’Organizzazione, è uno dei più importanti e rispettati leader nelle questioni ambientaliste. Sea Shepherd è legalmente autorizzata a intervenire in conformità alle dispo-sizioni della Carta Mondiale per la Natura delle Nazioni Unite (United Nations World Charter for Nature) e lo scopo di ogni sua azione è quello di garantire l’applicazione della legge dove e quando si palesi l’assenza o l’inerzia degli organi istituzionali preposti. L’Ente opera in alto mare con la sua flotta formata da 8 navi tra le quali l’ammiraglia Steve Irwin, la Bob Barker, l’intercettore veloce Brigitte Bardot, la Sam Simon e la nave a vela Martin Sheen, i cui nomi sono dedicati ai sostenitori che ne hanno reso possi-bile l’acquisizione. Alla flotta si aggiungono 6 piccole imbarcazioni, 1 elicottero e 2 droni (veicoli a pilotaggio remoto). L’impegno è su più fronti, sia in mare che a ter-ra: dalla salvaguardia delle foche della Groenlandia, alla protezione dei delfini nella Baia di Taiji in Giappone, uccisi o catturati in nome del business della cattività, per essere poi detenuti nei delfinari dove, purtroppo, per tutta la vita rimarranno imprigionati per intrattenere il pubblico ed eseguire spettacoli che invitiamo a non andare a vedere. I Delfini sono animali meravigliosamente belli e felici nel loro ambiente naturale… il Mare. Sea Shepherd è impegnata nella tutela degli squali, predatori all’apice della catena alimentare, fondamentali per il mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi marini e della nostra stessa vita. A causa di una terribile “moda” alimentare asiatica vengono loro asportate le pinne ancora vivi per farne una zuppa e poi rigettati in mare dove muoiono per asfissia dopo una lunga agonia. Dal 2006 Sea Shepherd ha una sede nelle Isole Galapagos e la sua collaborazione con le autorità ecuadoregne nella lotta al bracconaggio ha dato vita a un vero e proprio modello organizzato e molto efficace di tutela ambientale dell’area marina protetta più impor-tante del nostro pianeta, valido per qualsiasi altra realtà ecologica a rischio. Sea Shepherd pattuglia anche il nostro Mediterraneo per proteggere il tonno rosso che è un animale ad alto rischio di estinzione tuttora cacciato illegalmente e venduto nei nostri mercati assieme a quello del Giappone. Questa estate Sea Shepherd ha condotto una delle sue più importanti e vaste campagne nei mari del Nord Europa: Operazione Sleppid Grindini (che significa “liberate i globicefali, in lingua locale), la sesta campagna per porre fine alla barbara tradizione chiamata “Grind” (massacro di globicefali) nelle Isole Faroe. Da dieci anni l’Organizzazione è inoltre impegnata nella più importante e difficile missione per la Vita dei nostri Oceani: salvare le balene dagli arpioni della flotta baleniera illegale giapponese, che nasconde sotto la facciata della “ricerca scientifica” una caccia puramente commerciale, vietata espressamente da una moratoria dell’IWC (International Whaling Commission) del 1986. In 10 anni di campagne la “Flotta di Nettuno” ha salvato la vita di oltre 6.000 balene. L’Operazione Relentless (Implacabile), la decima campagna antartica di Sea Shepherd, assieme alle precedenti, ha continuato a bloccare, interferire e fermare il massacro illegale di balene nel Santuario dei Cetacei in Oceano del Sud grazie ai 120 volontari di 24 nazionalità diverse che, uniti dalla passione per la difesa della sacralità della vita, sono salpati per l’Antartide nel Dicembre 2014, salvando la vita a 784 cetacei che oggi nuotano liberi nel loro habitat. Il 13 Marzo 2014 la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, ha finalmente sancito in via definitiva l’illegalità del programma di “baleneria a scopo scientifico” del Giappone. Ciò significa che la flotta baleniera giapponese non potrà più uccidere balene nel loro Santuario in Oceano del Sud. Sea Shepherd ha, di conseguenza, potuto focalizzare la sua attenzione su un’altra grave problematica che minaccia il delicato ecosistema antartico: il bracconaggio del merluzzo dell’Antartico e della Patagonia, conosciuto sul mercato come “spigola cilena”. Il 1° dicembre 2014 è partita ufficialmente Operazione Icefish, l’undicesima campagna antartica dell’Organizzazione, il cui obiettivo è stato la difesa di queste importantissime specie all’apice della catena alimentare attraverso l’utilizzo di innovative tattiche di azione diretta per colmare il vuoto di applicazione della legge sfruttato dai pescatori illegali di merluzzo dell’Antartide. L’operazione Icefish è stata la più lunga campagna di sempre dell’Organizzazione, iniziata in Antartide e terminata davanti alle coste dell’Africa il 9 aprile 2015. E’ stata anche una delle campagne di maggior successo dell’Organizzazione in quanto 4 delle 6 navi bracconiere dedite alla pesca INN (pesca Illegale, non Regolamentata e non Segnalata) sono state fer-mate grazie al lavoro sul campo di Sea Shepherd e a una efficace collaborazione con le forze di polizia a livello internazionale e con l’Unità Crimi-ni Ambientali dell’Interpol. Operazione Icefish 2015/16 è partita a dicembre con l’obiettivo di fermare le due restanti navi bracconiere sfuggite alla giustizia. L’Organizzazione ha a cuore il rapporto con le nuove generazioni e il “Progetto Scuole” ha lo scopo fondamentale e primario di trovare forme di comunicazione adeguate per comunicare a bambini e adolescenti l’importanza della tutela dei nostri mari e delle creature che li abitano. I bambini sono il nostro presente e il nostro futuro. Saranno loro a prendere decisioni domani e a subire le possibili conseguenze nefaste delle nostre attuali scelte, e come dice il Capitano Paul Watson “ciò che fa davvero la differenza non è l’azione dei governi, non sono le organizzazioni multina-zionali, ma la passione dei singoli individui.” Sea Shepherd agisce grazie alle donazioni dei suoi sostenitori in tutto il mondo. Il 26 gennaio 2015 Sea Shepherd ha ricevuto la donazione più consistente della sua storia, 8.3 milioni di Euro, dalla Lotteria Olandese dei Codici Postali, che sostiene da anni l’Organizzazione. Il “Dream Project” presentato da Sea Shepherd, “Stop Illegal Fishing in the Southern Ocean” (“Fermare la pesca illegale in Oceano del Sud”), è stato premiato con i fondi richiesti per rendere questo sogno una realtà. Sea Shepherd utilizzerà la donazione per costruire una nuova nave, che permetterà all’Organizzazione di essere più efficace che mai nella lotta contro il bracconaggio in alto mare e fermare definitiva-mente le minacce al delicatissimo ecosistema antartico. Il significato dell’azione diretta di Sea Shepherd negli Oceani del mondo è racchiuso in questa famosa e semplicissima frase del suo fondatore: “se gli oceani muoiono, moriamo anche noi” (Paul Watson). Per avere informazioni sull’Ente collegarsi al sito www.seashepherd.it oppure www.seashepherdglobal.org, hashtag: #SeaShepherd, oppure scrivere media@seashepherd.it; www.facebook.com/seashepherditalia.

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