Il “tartufo” che salva la vita

Nel nostro Paese la Medical Detection Dogs Italy Onlus si occupa della ricerca scientifica sull’uso del fiuto canino nella diagnosi precoce di tumore nell’uomo. Articolo tratto da Omnibus 15.

di Gaia Nannicini

Il cane è un mammifero “macrosmatico”, vive in un mondo fatto di odori, basando la sua percezione di ciò che lo circonda soprattutto sull’olfatto, che supera così per importanza la funzione visiva.

Possiede narici mobili e autonome dalla singola narice, che gli consentono di determinare con precisione la direzione dell’odore. Una volta all’interno del “tartufo” o “rinario” – così è chiamato il naso del cane – l’aria entra in contatto con 300 milioni di recettori olfattivi. L’uomo ne possiede solo 6 milioni: mentre la corteccia olfattiva canina, che processa le informazioni sugli odori, occupa il 12,5 % della massa totale del cervello, quella umana ne ricopre appena l’1%. I cani hanno, inoltre, una particolare modalità di respirazione, il fiuto, che si differenzia da quello umano poiché non hanno necessità di riempire i polmoni, riuscendo a portare l’odore al naso con continuità, con un sistema che va dalle 3 alle 7 sniffate, e che  permette loro di disgregare l’aria inalata. L’aria fiutata passa sopra una struttura ossea, che noi uomini non possediamo, denominata “sporgenza sub-etmoidale”. L’area che si trova al di sopra della sporgenza sub-etmoidale non viene “spazzata” quando il cane espira l’aria, cosa che permette alle molecole odorose di depositarsi ed interagire a lungo con i recettori olfattivi, permettendo così la memorizzazione degli odori. Dalle narici l’aria percorre la complessa struttura dei turbinati, che hanno la funzione di incanalare il flusso e di indirizzarlo verso le regioni dei recettori olfattivi, cellule specializzate, fornite di ciglia immerse in uno strato di muco che hanno la funzione di legare e concentrare la molecola odorosa; quando la concentrazione raggiunge un certo livello “soglia” il segnale dell’odore da chimico si trasforma in elettrico, e tramite il nervo olfattorio viene inviato al cervello, in una zona chiamata ”bulbo olfattivo”. Infine, il potente olfatto dei cani è determinato da una particolare struttura ossea interna che si trova sopra il palato, lungo il setto nasale: l’ “organo vomero-nasale o di Jacobson” sede del cosiddetto “paraolfatto”. È costituito da  una  nicchia ricoperta di recettori, dove le molecole odorose si aggrappano e si accumulano, aumentando l’intensità dell’odore e permettendo al cane di distinguere anche il più leggero effluvio, riconoscendo così un odore da un altro. Le straordinarie capacità olfattive dei cani sono utilizzate dall’uomo come supporto nel  suo lavoro: ricerca di persone scomparse (sia in superficie che sotto valanghe o macerie), rilevamento di droghe, esplosivi ed acceleranti di incendi; addirittura in Tanzania l’Organizzazione no profit Team Rokka addestra i cani della Polizia al rilevamento dell’avorio presente nelle zanne di elefante contrabbandate. Alcuni recenti studi hanno inoltre dimostrato che i cani sono in grado di fiutare la presenza di alcuni tipi di tumori, “fiutandoli” anche prima dei test scientifici: un gran bel vantaggio, se si pensa che sopravvivenza e possibilità di guarigione completa da un tumore sono strettamente legate alla precocità della sua scoperta. Ma i nostri fedeli amici a quattro zampe sono anche in grado di percepire il calo di zucchero nel sangue dei diabetici di tipo “1”, e possono diagnosticare il raro morbo di Addison e la narcolessia. Con questo scopo è nata in Inghilterra nel 2008 l’associazione Medical Detection Dogs dalla Dott.ssa  Claire Guest, già responsabile, dal 2003, della formazione del primo programma di studio per addestrare i cani nell’identificazione del cancro. La MDD non riceve finanziamenti governativi e si basa su donazioni pubbliche, e lavora addestrando cani da assistenza medica di allarme e per la rilevazione del cancro, in collaborazione con numerose Università. Finalmente è arrivata anche in Italia grazie al Dott. Aldo La Spina, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, con la nascita della Medical Detection Dogs Italy Onlus che si occupa della ricerca scientifica sull’uso del fiuto canino nella diagnosi precoce di tumore nell’uomo.

Dott. La Spina, quali sono i principali vantaggi di questo metodo di diagnosi?

«Ogni anno, globalmente, i casi di tumore aumentano. Diagnosticare precocemente un tumore significa migliorare notevolmente la prognosi del paziente, soprattutto in casi come quello del tumore polmonare, che viene troppo spesso diagnosticato in fase avanzata, quando le cure risultano molto meno efficaci. Se il metodo di diagnosi di tumore tramite olfatto canino venisse adottato come standard del sistema sanitario, significherebbe avere un metodo diagnostico: precoce, perché è stato dimostrato che i cani sono più abili a identificare il tumore nelle sue fasi iniziali che non in presenza di metastasi diffuse (oltretutto, per diagnosticare un tumore in fase avanzata non c’è bisogno dei cani, e per il paziente potrebbe essere troppo tardi); non invasivo, perché tutto ciò che il paziente dovrebbe fornire sarebbe un campione di urina, comportando uno stress ridottissimo per il paziente; economico, perché chiaramente l’impiego del cane riduce la necessità di usare strumenti e personale medico. E’ importante sottolineare come questo metodo non voglia andare a sostituire gli attuali metodi di diagnosi tumorale, ma a integrarli e colmare la mancanza di metodi diagnostici precoci. Per intenderci, sarebbe ideale sottoporre l’intera popolazione a screening tramite olfatto canino, e che i casi che vengono segnalati dai cani si sottopongano ad approfondito esame medico.»

Quali sono i principali metodi e tempi di addestramento di un cane che fiuta i tumori? A quale età può cominciare tale percorso?

«Addestriamo i cani esclusivamente tramite premi e mai punizioni, in modo che il cane viva l’addestramento in modo positivo e divertente. I nostri cani attraversano una fase di addestramento di circa 6 mesi. I cani devono essere adulti, quindi idealmente dall’anno e mezzo/due di età in poi. Il lavoro di fiuto richiede al cane grande concentrazione ed energia, quindi non è un lavoro indicato per cani anziani.»

Esistono delle razze indicate per questo tipo di ricerca o cani particolarmente predisposti?

«Esistono razze con un fiuto particolarmente fino e altre con una voglia altrettanto spiccata di lavorare al fianco dell’uomo: la razza perfetta non esiste, noi selezioniamo cani che abbiano piacere a fare questo lavoro, che abbiano un’attenzione e capacità di concentrazione alta e un olfatto raffinato. Nel corso dell’addestramento si notano poi le differenze fra i singoli cani: alcuni, per loro natura, sono particolarmente adatti a fare questo tipo di lavoro, ma è possibile accorgersene solo dopo mesi di addestramento, quando il cane capisce appieno cosa gli viene richiesto e deve mostrare iniziativa nel lavoro.»

Quali e quanti sono i tipi di marcatori tumorali che l’olfatto canino è in grado di riconoscere?

«Nonostante sia stato provato che i tumori rilascino i cosiddetti VOC (volatile organic compounds) nell’organismo, e numerosi studi stiano provando che i cani riescano a percepirli nelle urine delle persone affette, non è tuttora chiaro quali di questi VOC i cani riescano a percepire. Infatti, sono già stati realizzati nasi elettronici potenti come il naso del cane, e se sapessimo esattamente che cosa percepisce il cane, sarebbe possibile impostare il naso elettronico, ma non è ancora così. A questo proposito avevamo in programma di iniziare una collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori per capire come mettere in funzione il naso elettronico, ma per mancanza di fondi non è ancora stato possibile dare vita al progetto.»

Quali tipologie di tumore sono state riconosciute fino ad oggi?

«Naturalmente il metodo è ancora in fase sperimentale, ma in tutto il mondo sono stati condotti diversi studi sull’impiego dell’olfatto canino nella diagnosi precoce di tumore: alcuni hanno lavorato sul tumore alla prostata, chi al seno, chi, come noi adesso, al polmone, chi all’intestino. Tutti hanno avuto risultati molto incoraggianti.»

A titolo di esempio, può parlarci di qualche caso che ricorda particolarmente?

«L’interesse della comunità scientifica verso questa metodologia è stato destato da numerose segnalazioni di proprietari il cui cane di casa ha salvato la vita segnalando spontaneamente un tumore. Per esempio Penelope, il Pinscher toy di Suzie Thomas, che leccava e graffiava insistentemente una lesione della cute sulla gamba della padrona, la quale, incuriosita, è andata dal dermatologo, dove ha scoperto di avere un melanoma che ha dovuto immediatamente rimuovere. O Daisy, incrocio Labrador, che puntava insistentemente il naso contro il seno della sua padrona, Claire Guest: Claire ha fatto rimuovere il tumore e da allora ha messo in piedi Medical Detection Dogs, l’associazione inglese con cui collaboriamo condividendo risultati e conoscenze.»

La Vostra Associazione ha sede a Milano, avete in progetto la creazione di distaccamenti o collaborazioni in altre città italiane?

«La nostra associazione ha una sede operativa a Novate Milanese (MI) e una a Pergine Valsugana (TN). Entrambe le sedi lavorano per lo stesso grande obiettivo, i.e. rendere la diagnosi tramite olfatto canino una pratica standard del sistema sanitario, ma attraverso progetti diversi. A Milano stiamo conducendo un progetto con lo IEO e l’Università degli Studi di Milano sul tumore al polmone, finanziato da Fondazione Cariplo.

La sede di Pergine stava avendo, fino a poco tempo fa. degli ottimi risultati sull’identificazione da parte del cane del tumore alla prostata, purtroppo hanno momentaneamente dovuto sospendere il lavoro per mancanza di fondi.»

Quali sono gli obiettivi futuri della MDDI?

«Vogliamo far partire nuovi progetti di ricerca. Più studi scientifici pubblicheremo, maggiori saranno le possibilità che la comunità medica accolga il metodo. Questo è fondamentale per poterci veramente aprire al pubblico, e offrire servizi di screening di massa, perché con i numeri di tumori in aumento nel mondo, c’è veramente bisogno di un metodo diagnostico efficace, economico e non invasivo.
Potete scoprire come sostenere il nostro operato sul nostro sito mddi.it.»

Articolo tratto da Omnibus 15, ottobre 2015

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